Blogger: lunadamordere

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Il bacio
Giovanni Allevi


Luna da mordere..
Una sera, nelle bottiglie, cantava l'anima del vino.
mercoledì, 19 marzo 2008, marzo 19, 2008 20:44

de_tune_by_KonradJakubowski

Acqua.

postato da lunadamordere · permalink · commenti (2)

domenica, 09 marzo 2008, marzo 09, 2008 18:54

 Question__by_MultiCurious

Tu non hai affatto capito,
mia coscienza esigente, che è solo per debolezza
se adesso ho bisticciato con te.

E non hai affatto capito,
quando con disprezzo ti sei vendicata,
che causa di debolezza
non impudenza fu - stanchezza.

E non mi hai capito,
e forse io non ho capito te,
quando ti ho porto la mano
e tu non mi hai porto la tua.

Ma molto bene hai capito
che è la disperazione a portarci
alla perdita del confine, fatale,
tra le forze del bene e del male…

 

Tu non hai affatto capito
Evgenij A. Evtusenko

postato da lunadamordere · permalink · commenti (3)

lunedì, 11 febbraio 2008, febbraio 11, 2008 21:36

2ef720142c87dc5e

Un pò di fumo..
per allontanare,
allontanarmi...
Scegliere
di respirare.

postato da lunadamordere · permalink · commenti (4)

martedì, 05 febbraio 2008, febbraio 05, 2008 19:54

Shhh..

Il giorno nuovo ci attende.
La Luna piano ci culla.

Shhh..
bimbo mio.

Non servono parole, stanotte.
Orchi e burattinai
non strapperanno più le ali dalla tua piccola schiena.

Stringi forte la mano.

Veglierò io sui tuoi occhi chiusi,
sulla tua fronte intelligente.

Poserò oggi gli occhi sul tuo sonno acerbo.



postato da lunadamordere · permalink · commenti (1)

giovedì, 31 gennaio 2008, gennaio 31, 2008 23:32

Poesia

Tu scegli il punto della ferita
In cui parliamo il nostro silenzio
Tu rendi la mia vita
Come una cerimonia troppo pura.

Alejandra Pizarnik

postato da lunadamordere · permalink · commenti (1)

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Un pò di me..
A volte,
mi tremano le gambe,
i piedi,
incerti danzatori sulle punte,
altre,
ho freddo lungo la schiena.

Non amo godere di restrittive libertà,
falsi sentimenti,
verità menzognere,
ricerco parole visibili
e suoni non udibili.

Non lo so
chi sono,
non lo so..

Solo una donna che tenta,
tenta
di convergere
anima e corpo,
parola ed emozione.

solo una Donna.

Sensazioni..
Amo:

Amare..
Sentire.. Percepire.. Annusare..
Guardare alla Luna..
Fumare fra le Altalene,
i Baffi dei Gatti..
Commuovermi..


Odio:

Non odio..
solo non credo in quei Sorrisi Senza Cuore..
in quelle Parole Senza Voce.. Verbo..
in quelle Mani Senza Presa..


Leggo:

Parole Nude,
Parole capaci di Crescermi..


Ascolto:

Note prive di schemi..


Guardo:

Films, Immagini, Tele..
Occhi.


Poesia..

La luna geme sui fondali del mare,
o Dio quanta morta paura
di queste siepi terrene,
o quanti sguardi attoniti
che salgono dal buio
a ghermirti nell’anima ferita.
La luna grava su tutto il nostro io
e anche quando sei prossima alla fine
senti odore di luna
sempre sui cespugli martoriati
dai mantici
dalle parodie del destino.
Io sono nata zingara,
non ho posto fisso nel mondo,
ma forse al chiaro di luna mi fermerò il tuo momento,
quanto basti per darti
un unico bacio d’amore.

Merini




Volevo tutte le sbandate
essere viva fino allo scortico
essere tavolo pietra bestiale essere
bucare la vita coi morsi
infilare le mani in suo pulsare
di vita scavare la vita scrostarla
sfondarla spericolarla battermi con lei fino
ai suoi sigilli.
Per amore, per amore, tutto per amore.

Gualtieri




per riconoscere nella sete il mio emblema
Per significare l'unico sogno
per non aggrapparmi mai di nuovo
all'amore

sono stata tutta un'offerta
un puro errare
di lupa nel bosco
nella notte dei corpi

per dire la parola innocente.

Pizarnik




La luce
risuona distesa
su carni
dipinte di bianco

Beviamo
dalla coppa del cielo
il nettare
che ancora rimane.

Sartre




O mezza luna –

mezzo cervello, luminosità –
negro, mascherato da bianco,

le tue buie
amputazioni brulicano e spaventano –

ragnose, infide.
Quale guanto

quale coriacità
ha protetto

me da quell’ombra –
gli indelebili bocci,

giunture delle scapole, le
facce che

si fanno largo all’essere, tirando
via con sé il penzolante

amnio-sangue delle assenze.
Tutta la notte fabbrico

uno spazio alla cosa che mi è data,
un amore

di due occhi umidi e uno strillo.
Un bianco sputo

d’indifferenza!
I frutti oscuri volvono e periscono.

E cristallo s’incrina,
l’immagine

scompare e abortisce come un mercurio in mille gocce.

Sylvia Plath




Una donna s'alza e canta
La segue il vento e l'incanta
E sulla terra la stende
E il sogno vero la prende.

Questa terra è nuda
Questa donna è druda
Questo vento è forte
Questo sogno è morte.

Ungaretti




Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all'inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.

Anna Andreevna Achmatova




Ho fatto di me ciò che non ho saputo
e ciò che potevo fare di me non l'ho fatto.
Il domino che ho indossato era sbagliato.
Mi hanno riconosciuto in seguito per chi non ero
e non l'ho smentito e mi sono perso.
Quando volli togliermi la maschera,
era incollata al viso.
Quando me la tolsi e mi vidi nello specchio,
ero ormai invecchiato.
Ero ubriaco, non sapevo indossare il domino
che non mi ero tolto.
Ho scaraventato la maschera e ho dormito nel guardaroba
come un cane tollerato dall'amministrazione
perché inoffensivo
ed ora voglio scrivere questa storia
per provare che sono sublime.
Essenza musicale dei miei versi inutili,
magari potessi incontrarti come cosa fatta da me
e non restassi sempre di fronte alla Tabaccheria di fronte,
calpestando la coscienza d'esistere,
come un tappeto nel quale un ubriaco inciampa
o uno stuoino rubato dagli zingari che non valeva nulla. Ma il padrone della Tabaccheria si é fatto sulla porta e v'é rimasto.
Lo sguardo col disagio che da la testa piegata a metà
e col disagio dell'anima che sta intuendo.
Lui morirà ed io morirò.
Lui lascerà l'insegna ed io lascerò dei versi.
A un certo momento morirà anche l'insegna, e anche i versi.
Poi morirà la strada dove fu l'insegna
e la lingua in cui furono scritti i versi.
Infine morirà il pianeta che gira in cui tutto ciò accadde.
In altri satelliti di altri sistemi, qualcosa di simile alla gente,
continuerà a fare cose simili ai versi
e a vivere sotto cose simili alle insegne,
sempre una cosa di fronte all'altra,
sempre una cosa inutile quanto l'altra,
sempre l'impossibile così stupido come il reale,
sempre il mistero del fondo certo
come il sonno del mistero della superficie,
sempre questo o sempre un'altra cosa
o né una cosa né l'altra. "

Ferdinando Pessoa




Allagata di me, perduta ancora,
disciolta assieme a te in sangue di cuore,
più dentro, più in profondo affondo ancora
e vengo ancora… al rallentatore…

Valduga




Morire - questo a un gatto non si fa.
Perché cosa può fare il gatto
in un appartamento vuoto?
Arrampicarsi sulle pareti.
Strofinarsi tra i mobili.
Qui niente sembra cambiato,
eppure tutto è mutato.
Niente sembra spostato,
eppure tutto è fuori posto.
E la sera la lampada non brilla più.
Si sentono passi sulle scale,
ma non sono quelli.
Anche la mano che mette il pesce nel piattino
non è quella di prima.
Qualcosa qui non comincia
alla sua solita ora.
Qualcosa qui non accade
come dovrebbe.
Qui c'era qualcuno, c'era,
e poi d'un tratto è scomparso,
e si ostina a non esserci.
In ogni armadio si è guardato.
Sui ripiani è corso.
Sotto il tappeto si è controllato.
Si è perfino infranto il divieto
di sparpagliare le carte.
Cos'altro si può fare.
Aspettare e dormire.
Che provi solo a tornare,
che si faccia vedere.
Imparerà allora
che con un gatto così non si fa.
Gli si andrà incontro
come se proprio non se ne avesse voglia,
pian pianino,
su zampe molto offese.
E all'inizio niente salti né squittii.

Wislawa Szymborska




tutti i vicini pensano
che noi siamo
strani.
e noi pensiamo
lo stesso di loro.
e facciamo
tutti
centro.

Charles Bukowski




Nello spazio
sto
dentro di me
lo spazio
fuori di me
lo spazio
in nessun luogo
sto
fuori di me
nello spazio
fuori di sé
in nessun luogo
sto
nello spazio
eccetera

Octavio Paz




Dateci qualche cosa da distruggere,
Una corolla, un angolo di silenzio,
Un compagno di fede, un magistrato,
Una cabina telefonica,
Un giornalista, un rinnegato,
Un tifoso dell'altra squadra,
Un lampione, un tombino, una panchina.
Dateci qualche cosa da sfregiare,
Un intonaco, la Gioconda,
Un parafango, una pietra tombale.
Dateci qualche cosa da stuprare,
Una ragazza timida,
Un'aiuola, noi stessi.
Non disprezzateci: siamo araldi e profeti.
Dateci qualche cosa che bruci, offenda, tagli, sfondi, sporchi,
Che ci faccia sentire che esistiamo.
Dateci un manganello o una Nagant,
Dateci una siringa o una Suzuki.
Commiserateci.

Primo Levi